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12 OTTOBRE 2016
GIORNATA MONDIALE ALIMENTAZIONE. LA FONDAZIONE BCFN PRESENTA LA NUOVA DOPPIA PIRAMIDE

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Comunicato stampa:

BCFN PRESENTA LA NUOVA EDIZIONE DELLA “DOPPIA PIRAMIDE”. DIETA MEDITERRANEA PUO’ AUMENTARE LONGEVITA’ FINO A 4,5 ANNI

A pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell’Alimentazione (16 ottobre), la Fondazione Barilla lancia la nuova versione della Doppia Piramide Alimentare Ambientale. Uno dei contenuti che sarà discusso al 7° Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione del 1° dicembre a Milano

La dieta Mediterranea? Non è solo il modello alimentare migliore per prendersi cura della propria salute e dell’ambiente, ma potrebbe essere anche “l’elisir di lunga vita” che tutti cercano. Uno studio scientifico ha mostrato che scegliere questa dieta può incidere in maniera determinante anche sulla longevità, con un impatto che può essere paragonabile a quello che si osserva tra fumatori e non fumatori. Un’alta aderenza a questa dieta, rispetto a chi adotta altri modelli alimentari, può tradursi in circa 4,5 anni[1] di aspettativa di vita in più … e pensare che una dieta nutrizionalmente corretta può anche ridurre il nostro impatto ambientale. Un binomio, quello tra salute e sostenibilità, che può sintetizzarsi nella Doppia Piramide Alimentare Ambientale, presentata in anteprima nella nuova versione – a pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell’Alimentazione che si terrà il 16 ottobre – dal Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN). La Doppia Piramide sarà uno dei temi discussi al 7° Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione, che si terrà a Milano il 1° dicembre.

Sul terreno dell’alimentazione ci sono dunque due questioni da affrontare, ambientale e nutrizionale. Per quanto riguarda la sostenibilità, in Europa[2] c’è da ricordare che la produzione di cibo è l’attività dell’uomo che contribuisce di più al cambiamento climatico (31%), superando il riscaldamento degli edifici (23,6%) e i mezzi di trasporto (18,5%). Durante COP21 è emerso che i sistemi di produzione di cibo sono vulnerabili e influenzati dagli effetti negativi del cambiamento climatico[3], che a sua volta rappresenta una delle principali cause di denutrizione e malnutrizione nei Paesi in via di sviluppo. Un quadro che si complica se si pensa che da qui al 2100 la temperatura globale possa aumentare dai 3,2°C ai 5,4°C, mentre sarebbe fondamentale mantenere l’incremento delle temperature medie entro un massimo di +2°C. Nasce da qui l’esigenza di adottare modelli alimentari in grado di far bene alle persone e al Pianeta. “L’attuale sistema agroalimentare è fondato su un’errata percezione del valore del cibo e su una visione miope di come debba essere prodotto e consumato. Finora non si è tenuto conto della scarsità delle risorse naturali – acqua, terra e aria – e dei danni arrecati dalla malnutrizione e per questo tutti noi siamo chiamati a dare il nostro contributo, anche piccolo, partendo dalle scelte alimentari che facciamo. Adottare un modello come la Dieta Mediterranea, seguendo i principi della Doppia Piramide, può essere una soluzione”, ha spiegato Luca Virginio, Vice Presidente di BCFN.

Adottare corretti modelli alimentari incide anche su salute e nutrizione, tema che vale anche per l’Italia dove la Dieta Mediterranea è un baluardo. L’Istat parla di un Paese che, anche grazie a questa dieta, vanta gli abitanti più longevi e magri d’Europa, ma un progressivo distacco da questo modello, soprattutto tra i più giovani, rischia di veder cambiare le cose. Oggi quasi 2 adolescenti su 10 hanno un peso in eccesso, con uno dei tassi più alti in Europa di bambini in sovrappeso e obesi, mentre i giovani e gli adulti che fanno sport sono sempre meno (solo 3 su 10). Se uniamo questi due elementi e li proiettiamo in un quadro futuro, appaiono chiare possibili ricadute anche sul tasso di incidenza di malattie con conseguenze come diabete (con un nuovo caso ogni 5 secondi), patologie cardiache (che rimangono la prima causa di morte al mondo con 20 milioni di decessi nel 2015) e patologie croniche (che determinano il 60% dei decessi a livello globale).

LA DOPPIA PIRAMIDE ALIMENTARE AMBIENTALE
La Doppia Piramide Alimentare Ambientale è un modello grafico che alla classica piramide alimentare (i cui principi coincidono con quelli della dieta mediterranea) affianca una nuova piramide (capovolta) “ambientale” nella quale gli alimenti vengono classificati in base alla loro impronta ecologica (Ecological Footprint), ossia l’impatto che la loro produzione può avere sull’ambiente. La prima versione fu realizzata nel 2010 basandosi su circa 140 fonti scientifiche, mentre oggi si è arrivati alla settima edizione basata su più di 1300 fonti. La crescita delle fonti ha rafforzato l’attendibilità delle ipotesi formulate nella prima edizione della Doppia Piramide, confermandone così la validità scientifica. Oggi, la Doppia Piramide è diventata un utile strumento di comunicazione delle diete sostenibili, che ci ricorda l’importanza delle nostre scelte alimentari in termini di salute e ambiente. La Doppia Piramide permette di visualizzare come gli alimenti a minore impatto ambientale siano gli stessi per i quali i nutrizionisti consigliano un consumo maggiore, mentre quelli con un’impronta ambientale più alta sono quelli che andrebbero consumati con moderazione.

DIETA MEDITERRANEA E CORRETTA ALIMENTAZIONE SINONIMO DI LONGEVITA’
Quando si parla di Dieta Mediterranea si cita spesso “l’elisir di lunga vita”. Uno studio americano ha mostrato un’aderenza tra l’adozione di questa dieta e la lunghezza dei telomeri, piccole porzioni di DNA che si trovano alle estremità dei cromosomi. I telomeri si accorciano con l’invecchiamento, determinando la senescenza della cellula. I telomeri più corti sono associati ad un’aspettativa di vita più breve e a un aumento di malattie croniche. Lo studio ha evidenziato come la differenza di lunghezza dei telomeri per variazioni di un solo punto nell’aderenza al Modello Mediterraneo, valutato con la scala aMED (alternate Mediterranean Diet Score), corrisponda in media a 1,5 anni di invecchiamento. Un cambiamento di tre punti nell’aderenza al Modello Mediterraneo, che corrisponderebbe in media a 4,5 anni di invecchiamento, è paragonabile alla differenza osservata tra i fumatori e i non fumatori[4].

 

 

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