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22 GENNAIO 2015
FEDERALIMENTARE, SI ARRESTA LA RIDUZIONE DELLA SPESA ALIMENTARE DEGLI ITALIANI

 

 

 Comunicato stampa:

ALIMENTARE VERSO LA RIPRESA, NEL 2014 SI ARRESTA LA CADUTA DEI CONSUMI NEL 2015 PER LA PRIMA VOLTA ACQUISTI, PRODUZIONE ED EXPORT IN CRESCITA

Si arresta, dopo una serie negativa di 14 punti di calo in 6 anni, la riduzione della spesa alimentare degli italiani, che nel 2014 torna flat (+0,0%, ma con un miglioramento della qualità degli acquisti) e nel 2015 si annuncia di segno positivo (+0,3%). Segno più – negli ultimi 12 mesi – anche per produzione (+0,6%) e export (+3,1%) dell’agroindustria italiana. l 2015, grazie anche alla spinta dell’Expo, potrebbe essere quello della ripresa. Ma diverse criticità (aumenti Iva e accise, barriere non tariffarie verso i mercati più strategici, fughe normative in avanti rispetto all’UE, burocrazia) rischiano di bloccarla sul nascere. I dati diffusi da Federalimentare in occasione della presentazione del bilancio 2014 e delle prospettive 2015 disegnano gli ultimi 12 mesi come l’“anno zero” del settore agroalimentare italiano, che con un fatturato di 132 miliardi, oltre 58mila imprese, 385mila addetti diretti ed altri 850mila impiegati nella produzione agricola è il secondo comparto del manifatturiero.

E l’anno in corso, che avrà nell’Expo un’occasione imperdibile per raccontare al mondo il nostro modello agroalimentare e i suoi valori unici, potrebbe essere quello della definitiva ripresa: secondo il Centro Studi Federalimentare, nel 2015 dovrebbero consolidare la crescita consumi (+0,3%), produzione (+1,1%) e export (+5,5%) per la prima volta dall’inizio della crisi. Ma sulla valutazione del presente e del futuro del settore pesano diversi fattori critici.

Scordamaglia: 2015 anno della svolta, ma la ripresa deve essere sostenuta con scelte lungimiranti
Se non adeguatamente sostenuta, la ripresa potrebbe essere stroncata sul nascere afferma Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare. In particolare, spiega Scordamaglia, “bisogna bloccare misure autopunitive come l’aumento progressivo dell’IVA (3,5 punti nei prossimi 3 anni), che riaffosserebbe i consumi. I nuovi aumenti delle accise su birra e superalcolici dal 1 gennaio, le proposte di fughe normative in avanti rispetto alla legislazione UE (una per tutte il succo d’arancia al 20% nelle aranciate) non ci hanno fatto iniziare l’anno con serenità. Chiediamo maggiore attenzione e sostegno verso un settore chiave del manifatturiero per valore, occupazione e imprenditorialità, che quest’anno rappresenterà il Made in Italy all’Expo. Le riforme vanno portate a casa senza diluirle in fase di attuazione, come, per esempio, il Jobs act.”

 Consumi, nel 2014 si ferma la caduta (+0,0%). nel 2015 gli acquisti torneranno positivi ( +0,3%)
Questo scenario in divenire si presenta a conclusione di un anno che ha finalmente visto l’assestamento del mercato interno. Nel 2014 gli italiani hanno smesso di alleggerire la borsa della spesa: i 215 miliardi di euro di acquisti di generi alimentari rappresentano il +0,0%. Un buon segnale dopo sei anni consecutivi di calo superiore ai 2 punti medi annui che avevano fatto precipitare i consumi di -14 punti. Inoltre il recupero di +0,5 punti di valore aggiunto, dopo il tonfo del 2013, certifica che la borsa della spesa è anche di miglior qualità. In particolare, i dati positivi del Natale scorso (circa 4 miliardi di euro destinati al food & drink) certificano la “riaccensione” del mercato italiano e una nuova stabilità per le aziende che negli ultimi anni hanno avuto segnali positivi solo dall’export.

Secondo il Centro Studi Federalimentare, nel 2015 dovrebbe tornare il segno più (+0,3%), favorito anche dalla stabilità dei prezzi alimentari (-0,1% nel confronto dicembre 2014/13) e dal calo dei prezzi dell’energia.

 Risale (+0,6%) la produzione alimentare, dopo 3 anni in calo. tiene l’occupazione del settore
Segno positivi arrivano anche dalla produzione, dove +0,6% del 2014 (gennaio-novembre a parità di giornate lavorative) inverte il trend di 3 anni con il segno meno e conferma l’andamento in controtendenza rispetto all’industria italiana nel suo complesso (-0,7%), con una “forbice” di oltre un punto. E il promettente rimbalzo di novembre 2014 (+1,3%) anticipa il passo espansivo del 2015, atteso da Federalimentare attorno al +1,1%.

Altro indizio della solidità dell’alimentare: negli anni di crisi (2007-2014) la produzione alimentare ha perso “solo” 3 punti percentuali, contro i 24 punti del manifatturiero nel suo complesso. Mentre gli addetti del settore sono calati di 6mila unità, contro le 200mila unità del metalmeccanico.

 Export, bene UE e USA. Recupera la Cina, l’embargo frena la Russia. il nodo delle barriere non tariffarie
Export positivo (+3,1%) anche se in rallentamento rispetto agli ultimi anni
. Ma viaggia ancora a velocità doppia rispetto a quello complessivo del Paese (+1,5%). Un trend che dovrebbe portare la quota complessiva 2014 attorno ai 27 miliardi di euro. Il peso delle esportazioni sul fatturato dell’alimentare è, in 10 anni, aumentato di quasi il 50%, passando dal 14% del 2004 al 20,5% del 2014. Ma siamo ancora lontani da competitor come Spagna, Francia, e, soprattutto, Germania.

Le prospettive 2015 dell’export di settore sono migliori dei consuntivi 2014. Federalimentare stima un livello di crescita 2015 del +5,5%, quasi doppio di quello 2014, analogo a quelli segnati nel biennio 2012-13. Merito della migliore intonazione di molti mercati emergenti, dell’ottima dinamica della congiuntura USA e della spinta di Expo.
Quali sono i Paesi più affamati di made in Italy alimentare? Per la debolezza di alcuni mercati emergenti, nel 2014 è l’UE (+3,6% sui primi nove mesi 2014) a dare i migliori risultati. Fuori dell’Europa, torna a crescere la Cina (+5,3% nei primi 9 mesi), mentre gli effetti dell’embargo e l’arretramento del Pil ridimensionano la Russia, con +3,9% che anticipa una decelerazione più marcata nel lungo periodo.

 Trai i “pesi massimi” del nostro export, molto bene gli USA (+6,5%), terzo sbocco del “food and drink” nazionale (e primo per il vino). Il peso strategico di questo mercato rende cruciale, quindi, il negoziato TTIP in atto. L’eliminazione delle barriere commerciali verso gli USA potrebbe valere oltre mezzo punto di Pil. Ma non mancano ombre. Gli Stati Uniti pongono ancora importanti barriere non tariffarie che penalizzano tutti i comparti. E, soprattutto, hanno anche il non invidiabile primato in tema di contraffazione e Italian sounding. Negli Usa solo 1 prodotto alimentare su 8 tra quelli venduti come Made in Italy è realmente tale. Per contrastare questo fenomeno (che globalmente toglie al nostro settore circa 60 miliardi di Euro l’anno), una parte importante delle risorse del piano Made in Italy sarà destinata agli Usa, con l’istituzione di una campagna anti Italian sounding condotta dal Ministero dello Sviluppo Economico, dal MIPAAF e coordinata con Federalimentare.

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